Stradello reale

  • Difficoltà: E (Escursionistico)
  • Tempo di percorrenza: 3 ore circa
  • Lunghezza: 6,5 Km
  • Dislivello: 846 m
  • Punto di Partenza: Localita’ Porca Prena – Bucciano (369m s.l.m.)
  • Punto di Arrivo: Quattro Vie – Tocco Caudio  (1208m s.l.m.)
  • Sentieri collegati: link 1, link 2, ecc
  • Profilo altimetrico

1. Affresco raffigurante San Simeone Vescovo. Nell’icona si vede il santo nell’atto di benedire un paese, quasi a volerlo proteggere dal cattivo tempo. (G. Molinara)
2. Capra al pascolo. La zona e’ ricca di greggi. La pastorizia e l’allevamento di bovini costituisce ancora oggi una delle principali attivita’ economiche del territorio. (G. Molinara)
DESCRIZIONE

Lo Stradello Reale, è sicuramente, tra tutti i sentieri presenti sul Massiccio del Taburno-Camposauro, uno dei più importanti e suggestivi per le bellezze naturali e la storia che lo caratterizzano. Deve il suo nome ad un re: Carlo III di Borbone. Il re affidò al suo architetto di fiducia Luigi Vanvitelli il compito di “disegnare” un sentiero che gli consentisse facilmente di risalire il Taburno e di arrivare nella Foresta Demaniale’, riserva di caccia e di legname dei sovrani borbonici. Lo Stradello Reale attraversa infatti tutto il versante meridionale del Monte Taburno per giungere alle “Quattro Vie”, nel cuore della “Real Riserva del Taburno”, istituita con Regio Decreto il 24 novembre 1786. Si trattava di una riserva molto vasta che serviva a rinforzare le sorgenti del Fizzo che portavano le acque alle “Reali Delizie della Reggia Di Caserta” e come pascolo per le reali razze di Carditello. Dalle Quattro Vie si può facilmente raggiungere il pianoro di Campo Melaino, la Casermetta del Pozzillo e l’Abetina

PUNTI DI INTERESSE

Grotta di San Simeone

Si presume che la grotta di San Simeone sia stata utilizzata come luogo di culto sin dal basso medioevo dai primi abitanti dell’antica Bucciano. Lo testimonierebbero i vicini ruderi di un agglomerato urbano risalente a tale periodo. La venerazione per il santo vescovo, protettore del bel tempo, è attestata sul finire del XVI secolo e si protrae almeno fino alla seconda metà dell’Ottocento con processioni e pellegrinaggi. La grotta, piuttosto ampia e con numerose stalattiti, presenta sulla parete di fondo un pregevole e ben conservato, affresco seicentesco raffigurante “San Simeone vescovo” nell’atto di benedire. Sullo sfondo è raffigurato un paese. Si tratta quasi sicuramente del vicino Borgo di Airola. Erano proprio gli abitanti di questo paese a recarsi in processione presso la grotta per invocare il bel tempo. Sulla destra della grotta è possibile ancora ammirare un dipinto risalente al periodo bizantino che raffigura Cristo in cattedra; mentre sulla sinistra è situata un’acquasantiera incavata nella roccia. Non vanno trascurati i resti di un altare e quelli di una piccola rientranza con probabili funzioni di sagrestia.

Porta del Re

Il luogo deve questo suo “curioso” nome ad una leggenda popolare. Si narra che Re Carlo di Borbone e re Ferdinando fossero soliti andare a caccia sul Taburno. In particolare, la leggenda vuole che il re si facesse trasportare fin su dai suoi inservienti a bordo di una lettiga e che giunto nei pressi di questa caratteristica roccia si sedesse aspettando l’arrivo dei cinghiali, pronti a colpirli.

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